Com'è difficile fare le mamme!

Un interessantissimo articolo di Chiara Valentini sull'Espresso del 1° luglio si intitola: "Questo non è un paese per mamme": dopo l'arrivo dei figli sono tantissime le mamme costrette a lasciare il lavoro.

Ecco alcuni degli impressionanti dati raccolti da Chiara Valentini: "Se negli altri paesi europei l'avere uno o due figli modifica di poco il tasso di occupazione delle donne, da noi invece il tasso cola a picco: meno 4,5 punti con un figlio, meno 10 punti con due, meno 22 con tre bimbetti. Al ministero del Lavoro è stata fatta una ricerca sulle donne che si dimettono nel primo anno di vita del bambino, quando è proibito licenziarle. Sono risultate 17.676 dimissioni nei primi 11 mesi del 2009, di cui la gran parte al Nord."
 
Ne parlavamo qualche mesa fa, è uno degli aspetti del backlash, del ritorno indietro che le donne stanno subendo da un po' di anni a questa parte. Ma se il backlash in generale colpisce le donne, le vittime più in particolari sono le mamme: le prime a essere cassintegrate, le più colpite dalla diminuizione degli asili nido e ovviamente le vittime per eccellenza della disoccupazione e del mobbing.
 
Secondo la sociologa Chiara Saraceno la cultura aziendale le considera un impaccio, se non una colpa. Da lì partono tutte le discriminazioni. In realtà non sarà che la cultura aziendale non ha saputo realmente cogliere le potenzialità del lavoro al femminile? La capacità delle donne di multitasking, di concentrarsi per raggiungere un obiettivo nel minor tempo possibile, il poter riversare nel mondo del lavoro le innumerevoli competenze acquisite anche nello gestire i figli? Perchè i figli devono essere sempre considerati un peso e mai come un qualcosa che arricchisce lo stesso curriculum delle mamme lavoratrici?
 
Un altro dato importante: dalle interviste di 600 mamme milanesidimessesi nel 2009 viene fuori prima di tutto che a più della metà il loro lavoro piaceva molto. Che poco meno del 50 per cento non aveva in pratica aiuti domestici, solo l'8 per cento aveva il bimbo al nido e un modestissimo 3 per cento una baby sitter. La maggioranza(46 per cento) si era dimessa per le troppe difficoltà a conciliare i tempi familiari e i tempi del lavoro, un 19 per cento per lo stress e altrettante per la mancanza di convenienza economica.
 
Le donne vogliono lavorare, vogliono lavorare e fare le mamme. L'ha ribadito con forza in un incontro di un paio di settimane fa la Consigliera di Parità pugliese Serenella Molendini, ma alttrettanto con veemenza va ribadito che le donne in questo momento hanno bisogno d'aiuto per non soccombere, come nel solo 2009 hanno fatto ben 666 donne pugliesi. E per combattere il mobbing strategico.'Sono in sostanza molestie e punizioni mirate a spingere la donna ad andarsene', dice Alda Castelli, consigliera di parità del Lazio.
 
L'articolo sull'ESpresso è: Questo non è un paese per mamme