Educazione alla non violenza

La violenza contro le donne, ovvero la violenza di genere, ha assunto delle proporzioni veramente drammatiche, che impongono alla società, e alle famiglie e alla scuola soprattutto, delle riflessioni. In famiglia in particolare diventa indispensabile ripensare all'educazione dei propri figli, maschi e femmine.

Secondo i dati Istat in Italia nel biennio 2006-2007 ben 6.743.000 donne (soprattutto di età fra i 16 e i 70 anni) sono state oggetto di una delle tre forme vdi violenza (fisica, sessuale o psicologica).

Si tratta quindi di una vera e propria emergenza che bisogna cominciare a fronteggiare a cominciare dall'educazione: insegnando ai ragazzi a rispettare le donne e insegnando alle ragazze a rispettare la propria dignità. Occorrono nuovi metodi di relazione educativa tra ragazze e ragazzi, cominciando dalla famiglia, passando poi alla scuola e infine al mondo del lavoro (senza dimenticare quanto è negativo il cattivo esempio della politica!).

Attenzione però, con questo non si vuol dire che la violenza sia un fenomeno nuovo. Le nostre nonne, in genere casalinghe, erano molto frequentemente oggetto di violenza psicologica e di sottomissione, quella che un marito esercitava/esercita su una donna che non ha l'indipendeza economica. E purtroppo anche la violenza fisica le donne l'hanno spesso conosciuta, come l'hanno conosciuta purtroppo anche i bambini. Quello che oggi ci sdegna era considerato normale anche nel nostro paese fino a pochi decenni fa (pensiamo al matrimonio riparatore) e lo è tuttora in tanti altri paesi del mondo.

E' un fenomeno però in aumento, un po' anche perchè fortunatamente sono aumentate le percentuali di denunce, ma soprattutto perchè l'emancipazione, le maggiori libertà che le donne hanno conquistato non sono stati accettati dagli uomini che prima non avevano bisogno della violenza per effettuare il controllo. Anche il modificarsi dei modelli di coppia ha contribuito: il fatto che un matrimonio non debba essere per sempre, che una relazione possa essere considerata occasionale anche da una donna...

Purtroppo è una caratteristica di tante battaglie per la civiltà... l'andare avanti comporta spesso anche un ritorno indietro, una regressione.

Ma torniamo al ruolo di noi mamme, al ruolo dell'educazione. Intanto, parliamo di queste cose con i nostri figli adolescenti, il parlare dei problemi fa sì che li si riconosca, che se ne prenda atto, che è una cosa fondamentale. Cerchiamo di pensare a loro, nell'educarli, come ai nostri figli, non come al figlio maschio e alla figlia femmina.

Ai maschi invece insegniamo il rispetto per le donne e per le loro scelte, aiutiamoli a capire che c'è una scelta fra l'adeguarsi al gruppo e l'essere presi in giro, che non si cresce esercitando la sopraffazione, insegnamo che per amare bisogna essere in due, cerchiamo di confutare il modello culturale in cui siamo immersi che induce a essere violenti e a pensare che il corpo della donna sia un oggetto a disposizione. E coinvolgiamo gli uomini nella loro educazione, oggi i maschi hanno modelli tutti femminili nell'educazione (a casa come a scuola). E se è vero che i padri cominciano a essere più visibili spesso la loro presenza non si riverbera nell'ambito educativo.

E le ragazze, non cresciamole con la sindrome di Cappuccetto Rosso. Non è andare nel bosco a raccogliere fiori che è sbagliato, ma disturbare chi lo fa. Tutelarsi è importante, ma perchè ne siamo costrette non perchè sia un nostro dovere di donne stare attente al lupo. E' ancora molto radicata l'idea che subire la violenza sia una colpa per le donne. Insegniamo alle ragazze a dare valore a se stesse, alle proprie scelte, ai propri desideri, a non svalorizzarsi.

L'educazione che abbiamo ricevuto non è più sufficiente per imparare a gestire questi problemi, le competenze che vengono acquisite con l'educazione devono cambiare, se ne devono acquisire di nuove e ci deve essere proprio un passaggio culturale per passare dal generico sdegno e dalla necessità di sostenere le vittime di violenza facendo un passo indietro, al livello dell'educazione e della prevenzione.

Non sarà facile capovolgere anni di storia, di tabù: una costruzione dell'identità feminile che nei più diversi ambiti (religioso, letterario, filosofico, filologico, mitologico, antropologico) si è basata sulla negazione, sul controllo, sull'espropriazione, ma è nostro dovere provarci senza perdere il filo di continuità con le battaglie delle donne dei decenni appena trascorsi.