I diritti dei bambini e delle bambine: il diritto all'ascolto

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L'articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rigths of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, parla del diritto all'ascolto delle opinioni del minore prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

Ma "il diritto all’ascolto è uno tra i meno garantiti”, ricorda Laura Baldassarre – UNICEF Italia - nell'aprire la Plenaria degli Stati generali della partecipazione dei bambini e dei ragazzi. a Padova il mese scorso: “non possiamo limitarci a belle o buone pratiche che poi rimangono dei bei fiori all’occhiello delle diverse associazioni”. 

Sul sito del Coordinamento per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza è presente un ricco resoconto di questa Plenaria tenutasi a Padova il 14 ottobre scorso, la cui attività si è svolta in gruppi di lavoro.

I lavori di ciascun gruppo si sono aperti con il contributo dei ragazzi che hanno introdotto i diversi temi suggerendo dei primi elementi per la discussione.

I ragazzi hanno quindi, creato un gruppo unico tra loro per continuare a confrontarsi.

Le problematiche affrontate sono state diverse: il problema della mancanza di spazi per giocare, la mancanza di sicurezza nei luoghi di svago, la fatiscenza delle strutture scolastiche, la carenza di ascolto da parte dei genitori e degli insegnanti, l’incapacità degli adulti di dare spazio e accettare le idee provenienti dai ragazzi divergenti dalle loro.

Qualcuno dice: “Un livello essenziale da raggiungere è quello di far capire agli adulti che devono rinunciare al potere” 

Qualcun altro riflette sul rapporto con i genitori: “molto spesso i genitori non sono capaci di capire le esigenze dei propri figli e non sono capaci di prenderli nel modo giusto”.

Tra le discussioni, si avverte una problematicità comune tra i ragazzi come tra gli operatori delle associazioni, nel rapporto con il contesto scolastico: dal confronto delle varie esperienze portate avanti con il mondo della scuola, emerge la necessità di condividere con insegnanti e dirigenti scolastici, cosa significhi attuare il diritto alla partecipazione. “Una criticità che si riscontra, è la difficoltà da parte degli adulti di mettersi in gioco, di leggere le difficoltà dei ragazzi come elementi importanti per affrontare i problemi ed individuare possibili soluzioni”, fa presente un’operatrice di una associazione.

Vale la pena leggere il documento che i ragazzi hanno elaborato alla fine della seconda giornata di lavoro, che inizia con questa introduzione:

Siamo giovani, e non ci basta essere delle ombre. Vogliamo essere protagonisti del mondo. Siamo milioni di voci e gli unici mezzi che possediamo per farci ascoltare sono le manifestazioni, che ormai hanno solo un sapore sessantottino e Internet, unica fonte di confronto e scambio di idee. Non vogliamo stare dietro ad uno schermo ma decidere su ciò che ci riguarda direttamente come scuola e famiglia e non solo. Ambiente, economia, politica. Non siamo più disposti ad accettare i cliché scontati che ci riguardano. Forse è vero che non siamo maturi però ciò accade perché ci viene preclusa la possibilità di diventarlo.

Siamo milioni di voci che vengono zittite dalle istituzioni per paura di ingerenza. Ma credeteci, ciò che chiediamo è assumerci le nostre responsabilità.

Concludo con una invocazione all'ascolto dei nostri figli a cominciare dalla famiglia. Se non siam noi mamme e papà i primi ad ascoltarli, come possiamo sperare che vengano ascoltati fuori dalla famiglia. Non deridiamo, non giudichiamo sciocche le loro richieste, ascoltiamoli sin da quando sono piccini, abituiamoli a considerarli come delle piccole persone e non delle persone piccole, ed educhiamoli dando loro valore perchè loro possano dare valore a se stessi e al loro sentire. 

Fino a metà del secolo scorso i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazzi, non avevano assolutamente alcun valore sociale, molto è stato fatto, l'atteggamento nei loro confronti è molto cambiato, per lo meno in alcune parti del mondo, ma molto ancora c'è da fare perchè tutti i loro diritti siano riconosciuti, ovunque!