Il linguaggio dei bambini, come arricchire il vocabolario

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Quando il bebè inizia a sorridere - e sembra quasi che voglia condividere il suo universo misterioso - ogni genitore prova una grande tenerezza. Ma le prime parole, se possibile, sono accolte con ancor maggiore emozione ed entusiasmo. Una tappa fondamentale, certo, che inaugura un nuova fase, a livello relazionale, comunicativo ed affettivo.

Il linguaggio, tratto distintivo dei mammiferi umani, è una grande conquista evolutiva e una scoperta da parte del piccolo. Che richiede tempo e, soprattutto, la presenza amorevole di un adulto di riferimento. Perché il bimbo impara per imitazione e assorbe tutto quello che sente e vive nel suo contesto quotidiano. È importante, dunque, nominare gli oggetti, chiamare ogni cosa con il suo nome senza storpiarlo.

Ma accanto alle parole che descrivono la realtà intorno a lui, il bimbo ha bisogno anche del linguaggio che 'nutre': quello delle filastrocca. Il suo ritmo e suono è una 'poesia-bambina' - come dicono gli scrittori per l'infanzia Roberto Piumini e Bruno Tognolini - che si accorda a quella del cuore-tamburo. Così, tra canzoncine e filastrocche, giocando anche con le mani e il corpo del suo bimbo, la mamma gli porta la lingua madre. Con pazienza, calma, e 'immagini belle', tra i 18-24 mesi, il piccolo impara a parlare.

E, poi, quando è più grandicello, come può aiutarlo il genitore a migliorare il suo lessico?

Ecco, cosa ne pensano le pedagogiste Monica e Rossana Colli, autrici di numerosi saggi, e grandi sostenitrici della 'pedagogia lenta', contro ogni forma di accelerazione che non rispetta tempi e ritmi naturali. Sopratutto quelli del bimbo che ha diritto ai suoi. Per parlare, camminare, crescere...

di Marzia Rubega

Marzia Rubega approfondisce l'argomento sul suo interessante e utile magazine Nostrofiglio.it