La violenza e l'educazione emotiva

Le storie di violenza contro le donne sono tante, ma qualcuna colpisce più delle altre. A me ha colpito molto quella successa in questi giorni, della ventenne ex miss: picchiata selvaggiamente, ridotta quasi in fin di vita, ha finanche subito l'asportazione della milza che ha provocato una gravissima emorragia interna. Ma ora dice l'ama ancora, che desidera tornare con lui, che vuole ritiirare la denuncia.

Ora, a parte che la denuncia dovrebbe procedere d'ufficio e quindi dovrebbe esserci per quest'uomo selvaggio e violento una dura condanna, ci sono diverse altre considerazioni da fare.

Intanto, secondo me stiamo assistendo ad un grave ritorno indietro nella mentalità delle giovanissme: trent'anni fa, quando avevo 20 anni io, una dichiarazione del genere sarebbe sembrata ancora più assurda di quanto appaia ora. E comunque la violenza contro le donne non era così diffusa. Eppure noi ragazze degli anni '70/'80 eravamo già "donne liberate", grazie alle battaglie compiute da altre donne poco più grandi di noi, negli anni precedenti, e quindi già ci poteva essere quella situazione di inadeguatezza di molti uomini che oggi si individua come una delle cause di queste violenze efferate.

Però qualche tassello deve essersi perso se ora la mia generazione di madri cresce figlie ventenni che non riescono a non amare un uomo che le ha ridotte in fin di vita. E sicuramente non era la prima volta che picchiava, non si arriva a tanto... così, all'improvviso. Sicuramente siamo state madri cieche nel soddisfare i bisogni emotivi dei nostri figli, fin da piccolissimi. Prese dal vederli mangiare, dormire, imparare a camminare o fare pipì nel vasino, comprare loro magari i bei giochi e gadget tecnologici, abbiamo dimenticato la loro crescita emotiva. Un bambino deve imparare a conoscere e comprendere le sue emozioni, per poterle gestire. Allo stesso modo in cui comprende che per fare pipì bisogna riconoscere lo stimolo. Liquidare come capricci i bisogni emotivi, non saper ascoltarli, questi bisogni, lascia soli i bambini nella scoperta del loro patrimonio emotvo. Aiutiamoli a capire la rabbia, la gelosia, la fiducia in sè, la delusione, la sconfitta...

Invece, mi capita sempre più spesso di sentire o vedere genitori che mettono a tacere un capriccio con uno schiaffo, che incitano un bimbo alle prese con un compagno bulletto a rispondere per le rime, rimproverano un maschietto perchè piange come una femminuccia... Ascoltiamoli, aiutiamoli a capire le loro amozioni dando ad esse dei nomi: "Questa cosa ti ha fatto arrabbiare... lo capisco", "Hai provato gelosia per... anche io la provo a volte per...", incoraggiamoli a parlare, "normalizziamo" le emozioni facendole diventare parte del nostro quotidiano.

Maschi e femmine, senza differenza. Le emozioni sono uguali, anche se poi portano a comportamenti diversi. La prevenzione va fatta per entrambi: perchè non diventino gli uni i maltrattanti e le altre le vittime. Una bimba cresciuta aiutandola ad accrescere la stima di sè come persona, e non solo di sè come bel corpo o grazioso visino, non sarà una vittima. Un bambino che non sarà cresciuto valorizzando determinate componenti dell'essere maschio (forza, superiorità...) non diventerà un maltrattante.

Dobbiamo cominciare da loro, dai bambini, dai ragazzi. Dall'educazione, dal contrastare gli stereotipi negativi che ricevono dai media, dalla pubblicità. Poi certo occorrono anche buone leggi: le denuncie devono procedere d'ufficio, in ospedale non si devono chiudere gli occhi o bersi le favolette, ci devono essere fondi per sostenere le donne che sono economicamene dipendenti dagli uomini maltrattanti, ma se partiamo dai piccoli forse avremo migliorato il futuro oltre che tamponato il presente.