Non è introdurre le LIM che rinnova la scuola

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Sono un insegnante preoccupata dagli obbiettivi che si sta ponendo la scuola. Pare che, se entreranno nelle classi i computer e le LIM (lavagne interattive multimediali,) la scuola magicamente si rinnoverà. Mi chiedo se questo sia vero o se ancora una volta allontaniamo dalla formazione l’aspetto dei contenuti, della metodologia e della ricerca di strumenti che diano un senso alla conoscenza. Personalmente ritengo che le nuove tecnologie possano trovare un posto nella scuola, se sostenute però da un modo di apprendere che ridia valore alla scrittura, all’approfondimento personale, al pensiero scientifico e a connessioni che aiutino ad impostare una ricerca che sia degna di questo nome. 

Recentemente, ho partecipato ad un ciclo di iniziative su Don Lorenzo Milani, offerte alla città dalla Biblioteca dei Cappuccini: un film sulla sua vita di uomo, prete ed educatore e successivamente un incontro con uno degli allievi di Barbiana e con Adele Corradi, maestra di ottantasette anni che insegnò nella scuola di Barbiana insieme a Don Milani. Un’icona degli anni settanta che non pensavo fosse ancora così attuale. Il rispetto della personalità dei ragazzi, l’impegno rivolto alla scoperta della conoscenza, attraverso il fare, l’importanza attribuita alla parola e alla scrittura come strumenti di riscatto, mi hanno fatto capire che se la scuola tirasse fuori dal cassetto “Lettera ad una professoressa”, darebbe significato a contenuti che ha perso lungo la strada.

Adele Corradi nel presentare il suo libro “Non so se Don Milani”, edito dalla Feltrinelli, ha lanciato alcuni proclami contro la scuola d’oggi: perché gli insegnanti e i genitori non si ribellano?

Perché non prendono posizione e fanno “la rivoluzione” contro una scuola inadeguata che non pensa agli ultimi e non ascolta i ragazzi? Una scuola che boccia e manda fuori dalla porta i bambini di prima elementare.

Maestri straordinari che, nel secolo scorso, hanno percorso un cammino insieme a chi si impegnava nella scuola: Don Lorenzo Milani, Gianni Rodari, Bruno Munari, Mario Lodi (ancora attivo con i suoi splendidi novanta anni) e tanti altri. Impariamo a rivalutare con gratitudine il pensiero di questi maestri che hanno lasciato tracce indelebili ma purtroppo dimenticate.

Se questo accadesse, anche le nuove tecnologie verrebbero sostenute da saperi che ritornano a intrecciare educazione e apprendimento, al servizio dell’individuo e non viceversa.

E’ da lungo tempo che nella scuola non si discute di contenuti, di insegnamento e di metodo, tanto che qualsiasi innovazione rischia di annullarsi se introdotta in una scuola vecchia. (Il nuovo non è certo rappresentato dalle LIM!)

Così il disamore verso la scuola si coniuga con le scelte delle famiglie verso una scuola privata che in verità sfugge a qualsiasi parametro o verso quella steineriana, alquanto opinabile per alcune linee pedagogiche o, in questi ultimi tempi, verso una scuola parentale (la più vicina a noi è a Parma).

Personalmente credo in una scuola pubblica dove confronto e pluralità di relazioni, generano nei giovani uno stare al mondo democratico e umanizzante.

Certo che consumare energie e risorse per introdurre le LIM come strumenti di rinnovamento, mi induce a credere che la scuola deleghi alla tecnologia il compito primario che gli appartiene: quello di ritornare ad essere una scuola impegnata nella ricerca e che sa valorizzare le passioni dei ragazzi e degli insegnanti.

Nota di Pina Tromellini, pedagogista ed autrice del libro La scolopendra non entra in classe