Non punire ma motivare

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Spesso le mamme si lamentano di non riuscire a imporre delle regole ai figli; dicono, di sgridarli e punirli ma di non giungere a risultati utili. Servono le punizioni?

Io dico di no, ma prima desidero sgombrare il campo da un equivoco: non credo che un genitore debba essere permissivo. Non credere nelle punizioni non vuol dire permettere ai figli tutto e non essere autorevoli. Anzi, la chiave è tutta in questa parola, essere autorevoli è quello che permette di ascoltare ed essere ascoltati, e dunque instaurare un rapporto basato sulla comunicazione e sulle motivazioni che non necessita di punizioni.

Anche perchè se ci facciamo caso le "punizioni" per i comportamenti sbagliati già ci sono, sorgono spontanee, e questa è una cosa che dobbiamo far notare ai nostri figli, piccoli e grandi. Se un bimbo alla scuola materna picchia un amichetto la "punizione" sarà immediata, l'amichetto non vorrà giocare con lui. Quindi inutile poi punirlo a casa togliendogli la passeggiata al parco quando la maestra ce lo dice. Facciamogli invece notare che nel picchiare l'amichetto ci ha rimesso, ha danneggiato un'amicizia, ha fatto una brutta figura...

La punizione in genere non fornisce invece un modello positivo, il non andare a giocare al parco (che poi è una cosa di cui non andrebbe comunque privato) non è un modello alternativo al picchiare l'amichetto, non spiega perchè non bisogna picchiare e non insegna a relazionarsi meglio.

Ma i bambini crescono, il ragazzino di terza elementare non fa i compiti, dunque per punizione niente videogiochi o niente palestra. E in più gli si fa anche una bella lavata di testa. Siamo arrabbiati e glielo comunichiamo, con rabbia. Indubbiamente ci sfoghiamo ma a lui a che cosa serve? A nulla... anzi... urlare, sgridare, rimproverare, criticare creano ostilità, chiusura, difficoltà di comunicazione.  E anche qui la punizione non fornisce un modello alternativo, al massimo serve a passare il messaggio che bisogna essere più furbetti e mostrare di studiare un po' per poter poi avere campo libero con i video giochi! Bisognerebbe invece chiedersi perchè non ha fatto i compiti: forse ha trovato delle difficoltà? Forse ha dimenticato di segnarli sul diario? O ha dimenticato i libri a scuola? O non ha compreso le spiegazioni? Solo comprendendo realmente i motivi si potrà trovare parole e comportamenti adatti a motivarlo in maniera corretta.

Naturalmente, non bisogna picchiare, mai! 

Lo stessi discorso si applica agli adolescenti... poi ne parliamo...