Parlando di scuola con Pina Tromellini

L’insegnante di mia figlia che frequenta la V° classe di una scuola cittadina, mi ha raccontato della partecipazione a un Convegno bolognese sulla Didattica resistente. Me ne ha parlato in modo entusiasta, in quanto a Bologna ha preso consistenza un movimento relativo alla scuola pubblica che vuole riprendere a dare visibilità a quanto ancora c’è da fare, ma anche a ribadire il valore di scuola pubblica, luogo di incontro e confronto dei nostri figli.

Come genitore sono contenta dell’esperienza che mia figlia sta vivendo, ma mi rendo conto che il silenzio che circonda la scuola non va bene. E’ un silenzio dei genitori, della categoria insegnante, dei dirigenti, silenzio che protrae storture che sono avvenute negli ultimi anni: il dopo Gelmini è iniziato; sta avvenendo qualcosa di nuovo? Perché a Reggio non nasce un movimento come quello di Bologna?

E’ vero, a Bologna il 25 febbraio di quest’anno, si è tenuto il Convegno “Didattica resistente: ora e sempre resilienza!” che ha avuto il valore di fare sentire le voci di numerosi insegnanti che credono in una scuola nuova, capace di rispondere alle sfide dell’attuale momento storico. Una scuola che soprattutto sia attenta all’individualità dei ragazzi. Mi ha colpito una frase di un bambino, riportata da un insegnante nella sua relazione “Ci sono più cose in cielo e in terra, maestro, di quante ne sogni il tuo libro di testo”. La scuola dà spazio a questi saperi? Riconosce l’importanza della cultura dei bambini? Chiaramente, dentro a un programma che però, a volte, diventa un alibi per non ascoltare.

Presenti al convegno alcuni insegnanti di scuola primaria della nostra città che hanno trattato del valore della didattica del fare insieme, della responsabilità dei docenti nel coinvolgimento dei genitori e hanno evidenziato le alternative possibili.

Dal Convegno inoltre è uscita una iniziativa provocatoria: NON VOTARMI, NON SONO UN NUMERO! APRILE E’ IL MESE DEL NO-VOTO. Invitando i maestri per questo mese a non dare voti.

Il voto è stato reintrodotto nella scuola primaria dal Ministro Gelmini. E allora i nostri figli rientrano con valutazioni numeriche del tipo: dall’8 al 9, 7 meno, meno e così via; voti che classificano, selezionano e creano confronti spiacevoli (messi in atto dalla scuola, dai genitori e dagli stessi allievi).

Non sarebbe più opportuna una valutazione formativa? Soprattutto nella scuola dell’obbligo che tenga conto del bambino, del suo contesto di vita e di un apprendimento che avviene con strumenti che ogni allievo possiede. Una valutazione pertanto non competitiva, ma rispettosa del singolo. L’invito alla “disobbedienza” speciale, termina in questo modo: il mese di aprile è l’occasione per allargare questa pratica didattica virtuosa, facendo provare ai bambini e ai loro genitori il piacere dell’apprendimento per se stesso e non per la “moneta” del voto.

Perché a Reggio non nasce un movimento del genere? In verità qualcosa è avvenuto e sta avvenendo: esiste in città un Comitato Scuola Pubblica che si riunisce periodicamente e che in passato ha organizzato una manifestazione pittoresca per le vie del centro, in difesa della scuola pubblica. Da poco è diventato attivo un blog sulla scuola sul quale tutti possono scrivere:

comitatoscuola.blogspot.com

Qualcosa sta avvenendo, ancora con qualche timidezza; in una successiva riflessione sulla scuola dell’obbligo, tenteremo di individuare le cause del perché questa timidezza, nella nostra città, non riesce a trasformarsi in una presa di posizione decisa, a più voci.

Pina Tromellini è autrice del libro La scolopendra non entra in classe, pubblicato dalla Casa Editrice Mammeonline