Sotterriamo le asce di guerra...

E occupiamoci insieme dei nostri bambini.

Bandiera della paceTroppo spesso tra genitori e insegnanti si instaura una sorta di competizione e rivalità, quasi fossero antagonisti nell’educare e non ci fosse possibilità alcuna di condivisione, o meglio ancora complicità tra questi due ruoli. Forse si dimentica che lo scopo finale di entrambi è il benessere del bambino e la sua crescita sana perché possa essere un giorno un adulto sereno.

Scrive Masal Pas Bagdadi nel suo libro Ti cuocio ti mangio ti brucio e poi ti faccio morire: “I genitori, oltre a mandare i figli all’asilo, desiderano trovarvi uno spazio per loro, in modo da non sentirsi esclusi da questa esperienza. Quanto più il genitore sente di poter comunicare con chi si prende cura di suo figlio, tanto più riesce a comprendere il proprio bambino e a sentirsi un buon genitore traendo vantaggio dai vari suggerimenti che gli vengono offerti. La particolare confidenza che si viene a creare tra genitore ed educatore consente di diluire i sentimenti di antagonismo e di rivalità che tanto spesso turbano questo rapporto.”

Come madre e come insegnante mi sono trovata spesso da una parte o dall’altra della barricata e devo dire che ho sempre vissuto con un discreto disagio questa conflittualità, che non aveva certo motivo di esistere, ma tant’é...

Ricordo una mamma in fila, in attesa del suo turno per i colloqui con le insegnanti, che diceva: “Ma che veniamo a fare qui? Tanto se il bambino non è bravo a scuola è solo colpa nostra e se invece è bravo è merito loro.” Pare che, per contro, gli insegnanti la pensino praticamente allo stesso modo.

Ora, prescindendo dal fatto che non dovrebbero esistere a mio avviso catalogazioni tra bimbi bravi o no, ma semplicemente alunni che sopportano maggiori fatiche, di vario genere e natura nell’apprendimento, rispetto ad altri; ritengo che sia di vitale importanza abbattere i muri di incomprensione tra gli adulti che si stanno adoperando per la loro crescita.

E’ vero che noi mamme viviamo un costante e continuo senso di colpa per tutto ciò che riguarda i nostri figli e chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire. Ogni qualvolta ci viene rivolta una critica sui nostri pargoli ci ricopriamo di aculei come i ricci e cominciamo a pensare in quale modo sia possibile demolire e smaterializzare il giudizio che ci ha ferite. E questa ferita tocca corde molto profonde dentro di noi perché ci colpisce nel profondo e nell’intimità del nostro rapporto con nostro figlio e mette in discussione la nostra capacità genitoriale e educativa.

E’ vero anche che spesso gli insegnanti sono frustrati perché sottopagati, sottostimati e ipercriticati. E alcuni di loro soffrono talvolta di un complesso di inferiorità nei confronti del genitore che magari ha un livello di istruzione più alto. Quante maestre insegnano l’inglese senza saperlo? Non per colpa loro, visto che sono state buttate nelle classi e definite specialiste dopo aver frequentato un semplice e ahimé insufficiente corso di formazione di circa 200 ore. Cosa che non accadeva nel passato, quando il Maestro o la Maestra rappresentava, insieme al Medico e pochi altri, la figura colta della società.

E’ vero anche che viviamo in un tempo in cui si tende a mettere in risalto solo gli aspetti negativi dell’altro e non quelli positivi. Così i genitori criticano di fronte ai figli i loro insegnanti e gli insegnanti  difficilmente diranno ai colloqui quante cose meravigliose sa fare un bambino, ma stresseranno piuttosto l’accento su ciò che invece non sa o non riesce a fare.

Scrive Vittorino Andreoli nella sua Lettera a un insegnante: Credimi, non se ne può più di giudizi scolastici che passano poi dentro la famiglia e la fanno sentire a sua volta giudicata dalla scuola, come se il problema la riguardasse direttamente, e così tutto gira attorno alla scuola del giudizio, dell’invasione.”

E per contro Marcello Bernardi affermava nel suo libro Gli imperfetti genitori a proposito delle condotte scriteriate degli adulti nei rapporti con  i bambini: “I quali, (genitori) a quanto pare, possono riuscire a rendersi assai più pericolosi di un’epidemia di colera.”

Forse allora sarebbe veramente interessante provare a sotterrare le asce di guerra da entrambe le parti e prendere a picconate i muri che ci dividono e le incomprensioni che ci accompagnano. Fumare insieme il calumet della pace, ma che sia una pace vera, senza inganni o ipocrisie. Con madri che non si sentano perennemente in colpa, ma prestino attenzione seria ai consigli degli educatori e con insegnanti che smettano di giudicare e mettano in risalto prima di tutto e sopra a tutto le grandi risorse che ogni bambino ha.

Articolo di Maria Giuliana Saletta

 

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