Una carezza o un pugno

D'istinto la frase di Papa Francesco accompagnata dal gesto di mimare il pugno non mi è piaciuta. Non mi è piaciuta perchè sono una ferma sostenitrice della non violenza, nell'educazione dei figli come nella comunicazione in generale. Che si tratti di violenza contro le donne, o contro i bambini, o contro le persone di culture altre o contro gli omosessuali o chi pratica altre religioni la violenza è sempre da condannare, che sia espressa a parole o con atti.

Per lo stesso motivo non sono tra quelli/e che si sono identificati nel Jesuischarlie, pur sentendomi profondamente solidale con le vittime del barbaro attentato, con i loro colleghi, con le loro famiglie. Non amo la satira quando ferisce, e tanto più svolgendo l'attività di editrice. Penso che come io provo sdegno davanti a una vignetta omofoba o razzista chi è religioso si sente offeso da altro. D'altra parte non sono neanche per la censura e sinceramente non ho soluzioni da offrire per risolvere la questione dei limiti della satira.

Detto questo, torno alla frase del Pontefice. Dicevo, ci ho riflettuto molto, ho partecipato a diverse discussioni sul tema, letto molti articoli, fra i quali ho apprezzato molto quelli di Gramellini, di Monica Lanfranco e di Angelo Cannatà su MicroMedia, un po' meno quello di Scalfari (perchè credo che dopo il Medioevo anche i papi dovrebbero essere illuministi). La prima sensazione di fastidio mi è venuta dalla diversità di misura, ovvero la violenza verbale, l'offesa contrapposta al pugno. Perchè un conto è parlare di violenza fisica contro violenza fisica e altro è l'offesa contro la violenza fisica. Pur avendo insegnato ai miei figli, sin da piccoli, a ignorare l'offesa fisica (sapete, i classici casi in cui altri genitori dicono, soprattutto ai maschietti: se ti da un pugno non devi tenertelo!) le discussioni di questi giorni mi hanno aiutato a capire che in alcuni casi rispondere con la violenza può dover essere necessario, contro assassini, dittature, terroristi ecc. Ma anche qui, entro certo limiti, ad esempio sono assolutamente e completamente contraria alla pena di morte. Ben diverso è invece contrapporre offesa a pugno. Se io vengo offesa al massimo posso offendere a mia volta, o posso denunciare... ho altre possibilità, anche se non voglio ignorare.

Ma il fastidio vero, ragionandoci, veniva da altro. Provo a spiegarmi: che la violenza sia innata nell'essere umano è certo ma che dobbiamo accettare questa cosa e quindi pretendere che siano gli altri a non provocarci per non farci diventare violenti no, non sono d'accordo. Noi possiamo lavorare su noi stessi e quindi seguire la nostra giusta via indipendentemente da quello che fanno gli altri. Questo ho sempre insegnato ai miei figli, che il comportamento sbagliato altrui non ci giustifica a comportarci male.

Cominciamo col mettere la non violenza al centro, anche nel linguaggio. Abbiamo l'esempio di questi giorni, l'incitazone all'odio verso le due ragazze tornate dalla Siria, tutti i messaggi volgari e violenti nei loro confronti, sbagliati aldilà delle valutazioni sull'opportunità del loro viaggio. Cominciamo a scacciare la violenza dal nostro linguaggio quotidiano, cominciamo a lavorare su di noi. Invece di partire da come rispondere alle provocazioni, cominciamo dal nostro rifiuto ad accettare qualsiasi forma di provocazione ed insegnamolo ai nostri figli. La non violenza deve essere una pratica quotidiana: gli altri dicano quello che vogliono, noi non pieghiamoci alla logica della violenza. E andiamo avanti rifiutando, in modo pacifico, i messaggi violenti. Dando l'esempio, che è la cosa fondamentale in tutti i rapporti umani

Insomma, questo non mi è piaciuto delle parole del Pontefice: non dobbiamo non provocare per prudenza o per evitare la vendetta ma perchè riteniamo giusto non provocare. Detto in altre parole, non condivido la satira pesante non in quanto provoca e scatena il pugno, ma in quanto ferisce l'altro. Che poi è un discorso che si può estendere a tutte le regole sociali, anche cose banali. Ad esempio non parcheggio l'auto su un passo carrabile non perchè ho paura della multa o del carro attrezzi che me la porta via ma ma perchè non trovo giusto che il mio atto impedisca a chi ha bisogno di accedere al suo locale o casa di farlo! Oppure, ho insegnato ai miei figli che bisogna studiare, fare i compiti non per evitare la punizione o il brutto voto ma perchè imparare è bello, ci rende migliori, ci arricchisce. E si potrebbero fare migliaia di esempi.

Insomma io credo che la carezza sia molto più efficace del pugno e non concordo con l'antico detto che "mazz e panell fanno i figl bell". Meglio la carota del bastone!